Locate di Triulzi - Guida Turistica

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.: DA VEDERE
 Di particolare rilevanza architettonica è la chiesa situata nella piazza principale dedicata a San Giuliano.
 L'edificio è stato costruito nel XIII secolo in stile romanico; la pianta è a tre navate divise da colonne in granito e in marmo. Segnaliamo la chiesa di San Lussorio caratterizzata da una facciata sormontata da un campanile a vela ogivale mentre l'interno è valorizzato da importanti tele, affreschi e da un bell'altare.
 La chiesa di santa Maria della Fontana, che ospita capolavori di scuola leonardesca recentemente restaurati, il monumento funebre di Cristina di Belgioioso, situato nel cimitero locale, e il già citato castello, situato in centro paese.
 Nel 1999 è avvenuto un fatto importante per la cronaca culturale locatese, consistente nel restauro dell’immagine principale della Madonna della Fontana. Il dipinto, dei primi anni del 500, è posto sopra l’altare maggiore della chiesa inferiore.
 La Sovraintendenza alle Belle Arti ha infattiautorizzato il restauro dell'affesco che ha portato in luce sotto la Madonna conosciuta dai Locatesi con corone ed eleganti drappeggi, una Madonna di più semplice fattura ma di grande valore pittorico.
 Il lavoro di pulitura ci permette di ammirare l’opera nella sua limpida bellezza originaria dandoci la possibilità di scoprire il valore e le qualità artistiche di questo affresco eseguito nel periodo rinascimentale.
 Nel dipinto ci sono caratteristiche e peculiarità che ci riportano sicuramente a quel periodo storico e che si possono riassumere in tre aspetti principali.
  Il modello di immagine Bizantina, dove solitamente il bambino e la Madonna si guardano generando in chi osserva l’icona un senso di venerazione, viene abbandonato. Qui, il bambino tende a creare un dialogo diretto con i fedeli, caratteristica, questa di quell’umanesimo tipico del primo Rinascimento.
 Il bambino non è rappresentato come un’infante, caratteristica, questa che permette all’artista di sviluppare la scienza emergente in quel periodo che è l’anatomia.
 Non è più utilizzato il fondo oro per rappresentare il sacro, bensì uno spazio naturalistico che dà, al tempo stesso, profondità di campo e uso della prospettiva. Il paesaggio delicatissimo e raffinato posto dietro al trono rappresenta da una parte la chiesa della Fontana e, dall’altra, una visione ideale della natura cara agli artisti rinascimentali.
 Dai documenti pervenutici non abbiamo notizie dell’autore di quest’opera ma le caratteristiche stesse dell’affresco ci riconducono a Leonardo da Vinci e ai suoi seguaci.
 Leonardo, verso la fine del 400, lavorò per dieci anni a Milano aiutato da numerosi allievi lombardi, tra cui: Boltraffio, Salaino, Marco d’Oggiono e Bernardino Luini.
 Il capo inclinato della Madonna (molto somigliante a quello della Vergine delle Rocce), la foggia dei capelli, il sorriso enigmatico, l’accuratezza dei particolari delle mani ci riconducono inevitabilmente a Leonardo, ma alcune cadute di qualità, quali il paesaggio senza sfumature e alcuni lievi errori di prospettiva, ci fanno sicuramente propendere verso un suo allievo prediletto.
 Nonostante ciò la qualità dell’opera è tale da essere considerata uno dei capolavori del Rinascimento Lombardo e la sua presenza sul nostro territorio ci deve indurre a visitarla ed osservarla con quell’attenzione e cura che si riserva ad un tesoro che ci appartiene.
Cascina Flora, Fiorita, Fiorente
 Fino al 1997 la struttura della Fiorita era del signor Cerri, però era abbandonata. Adesso appartiene alla cooperativa "Il Giardinone" dove c'è un settore informatico e una sala d'incisione. Nel 1920 la Flora apparteneva alla famiglia Bellomi. Il territorio era quasi tutto a risaie. Erano 13 ettari per 5 famiglie divise in Flora, Fiorita e Fiorente. Dal 1930 al 1940 la flora produceva ortaggi tra cui insalate, erbette e coste, mentre come legumi e come animali possedeva 20 mucche e 50 maiali. Questi ultimi venivano allevati e, dopo un anno di svezzamento, venduti. Mentre le mucche producevano latte che vendevano alla latteria S. Giorgio che poi veniva venduto a sua volta al mercato di Milano. Dal 1955 al 1960 nella Flora lavoravano 110 persone da marzo ad ottobre e producevano ortaggi; nel 1975 il personale diminuì, quindi di conseguenza diminuì anche l'attività. Tutta la produzione industriale andò in Emilia. Adesso la Flora è del signor Levati Emilio che produce ortaggi da solo. Abbiamo intervistato il sig. Bellomi e sua madre, la sig.ra Ines. Ci hanno spiegato che la cascina si chiama così dall'epoca del fascismo. Un tempo in quel luogo c'era una cava per la ghiaia (il terreno era molto ghiaioso). Era riempita di rifiuti. Poi il nonno del signor Claudio ha costruito la casa. Il nonno del signor Claudio faceva parte di una famiglia numerosa: in tutto erano nove fratelli. Il terreno è stato poi diviso tra i membri della famiglia. Oggi alla cascina Fiorente si coltivano zucchine ed ortaggi. Le attività di questa cascina sono quindi basate esclusivamente sull'ortocoltura.
Cascina Fontana
 Nel 1522, la nobile famiglia Trivulzio dimorava nell'antico palazzo di via Ugabella in Milano, che aveva a terreno un ricco oratorio privato la cui icona era un trittico di quercia sul quale era dipinta l'immagine della beata vergine, ed ai lati i santi Sebastiano, Gerolamo. In questo oratorio soleva discendere ogni giorno a pregare una cameriera della contessa Ippolita Trivulzio, alla quale un giorno parve di aver visto scorrere dagli occhi di S. Gerolamo delle lacrime di sangue, con un fiocco di cotone deterse quegli occhi e lo ritrasse macchiato di sangue. La contessa non prestava fede, ma, alle luci d'altre ancelle. La famiglia vedendo il sangue si commosse. Dopo di che chiamò in quell'oratorio gli abitanti della via del rione di Porta Romana. Né solamente i milanesi, accorsero a vedere l'immagine del miracolo. I fratelli di Trivulzio Benedetto ed Urbano con il consentimento dei parenti deliberarono di costruire un monastero ed una chiesa ad onore di Maria e di S. Gerolamo trasportandovi il Trittico reso così celebre.
 Oggi la cascina è di proprietà del sig. Cerri che possiede molte terre. Nella cascina lavorano 7 persone di cui 4 nei campi e 3 nelle stalle. Le vacche hanno una vita in media 5 anni; hanno una gestazione di 9 mesi. Se i piccoli nascono maschi, 406 vengono mandati per fecondazione artificiale e 140 vengono prelevati per fare carne di vitello. Se nascono femmine si tengono per la produzione del latte. Gli escrementi della mucca venivano un tempo bruciati per cuocere il pane, anche usati per chiudere le stalle vecchie e per non far prendere freddo alle mucche.